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FINE PENA MAI

Come nell’incubo vogliono legarti Ammanettarti l’anima e d’amore Lentamente sorridendo soffocarti, poichè d’inquieto schiavo batticuore La loro vanità è da tempo costruita E di te è più forte la dolce schiavitù Che ti propongono. Nudo ora sei tu Mai più di palpitante verde vita Avvolto, mai più ti resterà respiro, Ti toglieranno forza e ogni vigore, Privo d’ogni consolazione il cuore Non sollievo o riposo non conforto, Ma gelosissima attesa e malaccorto Umiliazione fino alla resa con furore.

IL PENSIERO AL SOLE SI ASCIUGA

Se in principio fosse il caos o la forma sono due punti di vista privi in sè d'importanza la realtà è che senza un tessuto connettivo mani che tramano piedi che scalciano alcun oggetto si proporrebbe alla nostra intenzione. La mente è un mare di schiuma ed il pensiero al sole si asciuga. Propongo di mescolare terriccio sabbia e bucce di pensiero esporre tutto al sole e concentrare la mente sul Nulla mentre con energia mani e piedi riparano le rive aggiustano quel che dei ponti rimane.

AI PIEDI DI QUESTI COLLI

Ai piedi di questi colli gli occhi tuoi brillavano spargendo intorno l'oro della luce d'amore e dentro di me la certezza che il buio era parentesi e le urla nel silenzio non avrebbero ferito il riposo. altre donne con i loro sorrisi ti inviavano a me e tra esse mia madre con occhi simili ai tuoi ognuna recando un libro o un fiore o una veste in dono per te. Nel sogno il cammino era in salita e a volte perdevo la presa della tua mano e non sentivo più la direzione del vento ma poi per miracolo mi prendevi la testa tra le palme, e mi baciavi la fronte, sempre sorridente, con gli occhi luminosi. Avrò sognato o camminato o le due cose insieme ma certo non ho mai perso l'amore della vita finchè la luce dei tuoi occhi mi ha illuminato il cuore.

I GIORNI PERDUTI

I fratelli Kazirra erano tanto diversi tra loro da non sembrare figli della stessa madre. Giosuè, il più giovane, così alto e ben piazzato piaceva soprattutto alle donne. Sempre pronto a dare una mano, quand’era giorno di paga offriva da bere a tutti. Giosuè era sempre sorridente e dalla madre aveva ereditato le due fossette un po’ ironiche ai lati della bocca. Ernst, invece, sembrava avercela con tutti. Più basso e magro del fratello aveva le spalle ossute e spioventi. Portava sempre occhiali scuri e una vecchia felpa consumata col cappuccio abbassato per nascondere la metà della faccia sfregiata da una malattia infantile. Aveva avuto una sola ragazza: Graziella, la figlia del salumaio, che aveva convinto il padre a prenderlo in bottega come garzone. “Finchè non trovo di meglio” aveva detto. Ma dopo anni, era ancora inchiodato a quel posto. I soldi erano l’ossessione di Ernst Kazirra. “I soldi sono tutto” ripeteva. “Chi ha soldi è padrone e gli altri strisciano”. Non spendeva mai...

El piòf

El piòf ma no l’è temp da piova la vien zhò la vien zhò fissa sui to cavèi su le mè man la vien zhò come làgreme dal zhiel ma el zhiel continua a ridar come un ninziòl la coverzhe tut senza rumor senza dir gnente la vien zhò la vien zhò fissa la bagna i mè oci imbarlumìi la coverzhe tut me par che la vegna fin sora al let fin drento la casa Me par che la vegna come fusse el respiro fondo dei prà de le gombine amigo mio rabòso amor dei bisnènt fiol de le grave ò mandà zhò un goto par mandar via tuti i dispiazheri la malincunìa el piòf ma no ‘l par gnanca temp da piova.

Equinozio d'autunno

Passano i crepuscoli e le aurore E la strada di casa ritrovo Ma la casa è vuota È giunta l'ora del ritorno La notte perfettamente uguale Precisa come il giorno Consapevole del mistero Annuso lento l’aria Esploro scaffali corridoi E in fondo ai cassetti Gli spigoli, gli angoli Cerco il luogo del ricordo Ove il baco da seta attende Consapevole del mistero Nascosto. Consapevole del mistero Ricordo la vita Nascosta infondo ai corridoi Qui nella casa vuota Trovo il luogo E la spoglia è inerte Nuda, senza riparo Fasciata di pelle sottile Di seta come bozzolo Opposto a crisalide pende Rinascerà all’attesa Difeso solo dalla forma Pellegrino del pensiero Disarmato fragile Senza colore nè voce Immobile. Consapevole del mistero Lo seguo pellegrino del pensiero Senza colore né voce Alla ricerca di forme Più verme che alata creatura Capovolto e appeso Disarmato nel pensiero La casa è vuota Ma è comodo rifugio Solido gancio e sostegno Per i miei volteggi di baco Consapevole del mistero Per ali d...
Primo pensiero: il quadernino. Stamattina (adesso, non è tanto presto…quasi le 9) subito dopo il caffè dieci minuti dieci di scrittura “automatica”, prima di andare in studio, che è già tardi…sarò capace ogni giorno? Costanza e finire quello che fai. Ho deciso che è meglio usare il pc, mi viene più facile. Ormai non siamo più capaci di scrivere a mano. Mi dispiace per il quadernino, ma non funziona. Dovrei portarmelo sempre appresso, ma ho già tante cose, tra le quali comunque il netbook che ho sempre a portata di mano. E oggi di cosa scrivo? Un’occhiata a facebook e vedo che è l’anniversario del rogo di Giordano Bruno. Anno 1600. Campo de’ Fiori. Mi viene in mente che ci sono passato una settimana fa, proprio sotto il monumento. Il frate mi guardava un po’ torvo così mi sono rifugiato nel panificio sul lato della piazza per fare colazione colla pizzetta. Se potessi resuscitare Giordano Bruno…ma non posso. Dunque cerchiamo oggi di sopravvivere.