Passa ai contenuti principali

Post

Assurdo come bussare alla mia stessa porta.

E tu a dire che si può ricominciare Ma io partivo sempre un giorno prima Del tuo arrivo trascinando la valigia Della mia assenza lungo il viaggio Ti avessi atteso un minuto in più Forse non dimenticavo le chiavi Di casa per rientrare o almeno Il tuo nome per poterti chiamare. Ciò che alla fine mi resta è la cognizione Della mia assenza che ora mi pesa Come quella valigia piena di sassi. Ora che vedo che il ritorno è inutile Come è stata la mia fuga e assurdo Come bussare alla mia stessa porta.

Ho visto fiumi di lacrime nei tuoi occhi

Ho visto fiumi di lacrime nei tuoi occhi Tempeste di sospiri deliri d’ansia Ma se d’amore è vero che si muore Perché morire d’amore immaginato? Me lo chiedo ora che ho camminato Percorrendo l’aspro sentiero del tempo E più mi avvicino al luogo destinato Più d’affaticata distanza appassisco Quando ancora giovane combattevo Sfidavo l’amaro sguardo della Morte Fissando la pena nell’occhio del nemico Dalla sua ferita traevo il mio conforto Ora il mio vecchio spirito si volge altrove Il mio cuore è libero ma senza speranza.

Tu ti aggiri fiutando il territorio

Come cagna che cerca la mia traccia Tu ti aggiri fiutando il territorio In questa che non è mai stata casa Ma rifugio di braccato animale. La tua inesausta curiosità risale Al piano di sopra e ridiscende Nulla trovando di ciò che vale Nulla che meriti la tua bontà. Dissipando le mie ombre disperate Togli l’inutil precauzione alla vergogna Di cui solo con te non arrossisco. Alla finestra ti poni come una vedetta Impaziente che il mio sembiante appaia Di ritorno da una caccia vittoriosa.

Guardandomi un attimo per abitudine

Lentantamente ti sei voltata verso di me Guardandomi un attimo per abitudine Come stanca di non potermi dimenticare Come si fa con un pensiero molesto Non c’era simpatia né sorpresa E nemmeno la rassicurante attesa Dell’ora del ritorno quando a sera Non ci sono pensieri negli sguardi. E’ rimasto solo il desiderio triste della tregua. So che non fingeremo mai più di credere alle nostre bugie. Ti sei voltata e forse nemmeno mi hai visto E’ stato un attimo prima d’andar via Dietro le spalle salutavo il tuo cammino.

Quando mi guardi così

Dove guardi rinasce il mondo I tuoi occhi sono come medicina Senza chiedere permesso ridono Al cuore hanno libero accesso Lo sanno aprire senza far rumore Lo spalancano fin dal mattino Come la giovinezza splendono La sera si chiudono poco a poco Quando mi guardi così, amore, Mi scopro ancora un ragazzo Avviato verso l’azzurro cielo E la poesia torna in un frullo d’ali Nel bagliore d’un fiammifero acceso Nel lindore d’una camicia al vento.

La quiete della domenica

Questa sera lieve senza parole Sfiora la quiete della domenica Scompare la luce dei canti Rabbrividiscono i prati del cielo Hanno finalmente pace i fiumi Da lontano giunti in riva al mare E i pioppi fuggiti dalla pianura Si radunano lungo gli argini Due cavalli escono dal folto Dei filari interrogando alteri Vanno oltre senza risposta Sorge la luna ch’è ancora giorno Nel primo buio un treno illuminato Attraversa sussurando milonga.

Sull'aranceto grande

Sotto un cielo di trascorrenti stelle Mi affaccio sull'aranceto grande Che si stende come un mare Di verde e oro oltre la terrazza Mio nonno che fuma in silenzio Seduto nel centro del suo regno Proprio sotto il mandorlo in fiore “Sarà tuo un giorno”, mi dice. Un uccello notturno prende il volo Un odore acre di tabacco bruciato Copre ogni fragranza del giardino Dalle piante sale una nebbia sottile Sono solo io a vegliare le ombre Nessuna traccia resterà al mattino.