Ieri notte ho sognato che mio padre veniva accusato di aver ucciso nel sonno mia madre. L'ha colpita girandosi nel letto. Mia madre (ma non era morta?) lo difende dicendo che non ha colpa. Malgrado sia evidente che al massimo è stato un incidente l'accusa è di omicidio volontario. Il processo è all'americana, come nei films, con la giuria popolare, molto scenografico. Mio padre non parla. Gli avvocati americani sono visibilmente incompetenti e suggeriscono a mio padre di riconoscersi colpevole di omicidio colposo e patteggiare. Io m'infurio con loro perché voglio che sia assolto e suggerisco diversa strategia difensiva basata su un cavillo procedurale, ossia sul fatto che mio padre non può essere giudicato da un tribunale americano, essendo cittadino italiano sia lui che mia madre la quale è morta in Italia. Non si capisce proprio che c'entri un tribunale americano Non so come finisce il processo, so che nel sogno ad un certo punto compare Daniel, un ghanese che frequentavo circa 20 anni fa e che collaborava con me nell'assistenza agli immigrati. Non ricordo cosa ci faceva nel sogno, ma ricordo che c'era.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012