Da un po' c'è questo blog. All'inizio mi sono interrogato se si trattava di scrivere un diario “in pubblico” per dire qualcosa di me, oppure una specie di “giornale” in privato, per dire la mia su tutto quel ch'è fuori di me? Mah!? Alla fine ho deciso di metterci di tutto, di me e del mondo, restando(almeno per il momento) "in privato", ossia senza rendere visibile il blog se non a chi espressamente vorrò invitare. Comunque la cosa pià difficile sarà scrivere ogni giorno o anche a giorni fissi. Più probabile che sarà quando ho voglia e quando posso. Forse poco, forse quasi mai. E poi: quando scrivere? Molti consigliano sempre qualcosa all’inizio della giornata, al risveglio o magari appena prima di mettersi a lavorare, per farne uno strumento di programmazione quotidiana, una specie di “mattinale” o di sistematica dichiarazione d’intenti e buoni propositi…più probabile che finisca per scrivere (come adesso) nel dopopranzo, quando tutto è ancora confuso, anche la mente un po’ annebbiata dal troppo cibo , semprechè non decida di farmi un giretto...Post prandium aut stabis (et scribebis) aut ambulabis, diceva l'antica scuola medica. Ecco sì…nel dopopranzo…anche se il pignolo Castiglionimariotti rileva che "prandium" in latino non è pranzo, ma cena. E così potrebbe essere, chissà, dopo cena, prima di andare a letto, magari dopo aver preso appunti lungo tutta la giornata.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012