Nel sogno di ieri notte c'era un demonio colle fattezze di Stefano Eugenio da giovane o di Mario Staderini che sogghignando mi istigava all'omicidio. E ripetutamente ho ucciso, cercando di nascondere le tracce del mio delitto. Non so descrivere il disagio al risveglio, come se fosse stato tutto vero. L'arma del delitto era un coltello a serramanico e le vittime tutte donne innamorate senza pudore nè vergogna di me e del mio sesso. Le ho colpite nel sonno dopo averne succhiato ogni energia. Penso siano andate dall'altra parte felici. Non credo avessero bisogno d'altro se non del mio sesso. Per fortuna. Mi avessero chiesto di fare scelte impegnative o di dare loro qualcos'altro, sarei crollato. Ora mi cercano. Meglio che mi nasconda bene o che mi svegli. E' la stessa cosa.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012