Forse una cosa l'ho imparata. Non si può reggere a lungo l'equilibrismo tra impulsi opposti, mediare all'infinito tra le proprie inclinazioni e ciò che ci viene richiesto dal mondo. Il mondo ha le sue leggi e alle volte l'impegno a cambiarle non basta. A volte è perfino un alibi per non fare i conti con sé stessi. Occorre trasgredirle francamente e di cuore.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012