Ho sognato il lungo corpo flessuoso di Jessie. So bene che adesso è lontana, ma un tempo io l'ho posseduta come mai ho posseduto una persona. L'ho avuta nella mia mano come si tiene una cosa e poi l'ho buttata via. Il suo nome orientale era Serpente Blu e Jessie o Jessica era solo come io la chiamavo, essendo il suo signore e padrone. Ho sognato quella notte in cui mi svegliò all'improvviso graffiandomi a sangue sul collo. Era bellissima e soffiava come un rettile. Non era Jessie, ma il Serpente Blu del suo nome orientale. Mentre gridava e mi fissava con il terrore negli occhi, io provai ad accarezzarla dicendole sono qui, sono io e lei allora scese dal letto e si chinò davanti a me offrendosi alla mia punizione. Parlava la sua lingua e io non capivo. Forse era la sostanza che a volte le vedevo prendere di nascosto che l'aveva trasformata a quel modo, ma qualche volta ho pensato che fosse un mio misterioso potere a soggiogarla ai miei piedi. Allora la presi contro natura. Era la prima volta tra noi che accadeva questo, ma non fu l'ultima. A lei piaceva così.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012