Il papà spiega lo zero ad Andrea, che da poco ha compiuto tre anni e sa contare fino a 5. Gli prende la manina e unisce i polpastrelli del pollice e dell'indice, come quando si fa OK. Poi infila il suo dito paterno nel buco e gli dice: "Ecco, qui dov'è vuoto, dove manca qualcosa c'è lo zero". Andreino si fa serio e ci pensa su, ma non è sicuro di aver capito. Il vuoto è una cosa che non si afferra facilmente. Quella sera la mamma portando in tavola la brocca dell'acqua ne lascia cadere un po' sulla tovaglia di tela cerata. Il liquido forma un piccolo lago di forma perfettamente circolare. Andreino capisce: "E' come l'acqua, lo zero. Rotondo, senza colore, senza sapore."
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012