Altro sogno che sicuramente ho già fatto. Sono io che corro a rotta di collo in discesa, con paura di non fermarmi più. La via si fa sempre più stretta. La strada di colpo finisce e diventa un prato pianeggiante con l'erba altissima e poi un letto molto basso dove io sono steso a panciasotto e non ho il coraggio di alzare la testa e guardare. Sento insetti che ronzano intorno e chiamo aiuto. Un treno o la metro, non so, arriva sferragliando. Poi riparte, chiudendo le porte fragorosamente. Non si capisce se sono partito o rimasto. Se sono libero o per sempre sepolto.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012