Sento dire "è un atto di terrorismo, perché l'effetto è terroristico". Partire dall'effetto mi pare una stupidata, soprattutto se si vuol capire come combattere il terrorismo. Bisogna avere invece ben chiare le origini del fenomeno, ricostruire il profilo degli attentatori. Una cosa è il terrorismo politico organizzato, ossia quello dove il terrore è praticato da un'organizzazione come mezzo per raggiungere i propri fini politici (es. destabilizzazione delle istituzioni legittime), un'altra cosa sono due persone isolate, privi di legami anche indiretti con un'organizzazione terroristica. Il fatto che i due si "ispirino" all'ISIS o che quest'ultima rivendichi l'attentato come rientrante nella propria strategia, senza nemmeno sapere chi l'abbia compiuto fa riflettere. Ma mi pare difficile che una tale forma di lotta politica se tale può chiamarsi, al di là del puro terrore perseguito in sè, abbia qualche chance. Ad un certo punto rivelerà la propria disperata impotenza. Che è a sua volta un problema, ma sopratutto per il mondo dell'islamismo più estremo. C'è poi il problema (ne sappiamo qualcosa noi italiani) della "strategia della tensione" eterodiretta o anche solo opportunisticamente perseguita. Nell'attacco di San Bernardino e soprattutto nella gestione "mediatica" che ne è seguita ci sono molte cose che suonano stonate.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012