L'accelerazione della "storia" che il progresso scientifico, tecnologico, ha determinato, forse mette "fuori gioco" individui ed intere popolazioni, accorcia la quantità di "tempo" a disposizione per stare al passo. Uno dei mali che ne conseguono sono le "resistenze" di chi è restio a prendere atto che "non è più" tempo per certe cose, che è venuto il "tempo" di cambiare. Dietro la "presunzione" di chi si arroga il diritto di fermare il "progresso", c'è la paura, il mero istinto di sopravvivenza, Ma resta spazio per dirci che il tempo non è solo quantità ma è anche qualità? Il Greci dicevano Cronos, per dire il tempo sequenziale, quello che si misura in ore giorni o anni. ma avevano un altra parola - Kairos - per dire il "tempo opportuno" e anche il "momento supremo", con ciò significando che il raggiungimento di un obiettivo richiede il "suo" tempo, che oltre ad un "troppo tardi", c'è anche un"troppo presto". Qui la presunzione (i Greci direbbero l'Hybris) non porta alla resistenza, ma probabilmente alla fretta.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012