Sognato che stavo all'asilo Zanotti e una suora imponente e scura, stando nell'ombra, mi richiamava ai doveri della professione. Inutilmente mi avvicino. Lei mi respinge con gesto brusco della mano. Mano da lavandaia rugosa e tozza. Il mio gattino morto è l'unico che si lascia accarezzare. Anche se è morto continua a volermi bene ed è morbido come se fosse vivo.
Con artigli deformi la rupe afferra; Intima del sole su desolata terra ella si leva e l'azzurro mondo la rinserra. A lei s'inchina la superficie increspata; Dai suoi montani spalti ella scruta Ed è come la folgore precipitata. He clasps the crag with crooked hands; Close to the sun in lonely lands, Ringed with the azure world, he stands. The wrinkled sea beneath him crawls; He watches from his mountain walls, And like a thunderbolt he falls. ©trad.Bruno Martellone- Treviso, 3/3/2012