Passa ai contenuti principali

Post

Sempre più spesso, negli ultimi tempi, mi accorgo a volte di parlare da solo. A chi parlo? Chi voglio convincere? Me stesso, credo. Impresa per niente facile. Per questo, quando parlo da solo sono costretto ad una chiarezza che difficilmente riesco a trovare quando parlo con altri.
La notte si lavora alacremente per disfare ciò che il giorno ha tramato. E' la condizione perchè ci sia un domani. Ossia un ritorno che ci liberi. Come la tela di Penelope.
Non so perchè. Certe storie nascono raccontate in prima persona. Le più intime usano la terza.
"Io non cerco, trovo!" Lo diceva Picasso, trasformando un rottame prelevato da una discarica in una scimmietta viva sotto gli occhi stupefatti di chi lo accompagnava. Era Picasso. Io ho cercato, secondo l'insegnamento ricevuto. Quello che ho trovato non era quello che cercavo, ampiamente confutando l'assioma agostiniano, secondo cui si cerca ciò che già si è trovato. Tra ricerca e risultato il nesso mi è tuttora ignoto. Nondimeno, per abitudine cerco tuttora. La mia speranza non è di trovare, ma che qualcuno mi trovi.
Bisogna riconoscere che in un paese dove l'azione penale è obbligatoria, ma un processo dura più di 12 anni, il principio secondo il quale non si è colpevoli fino a condanna definitiva è solo una presa per il culo.